Il vino nell'antica Roma
Per i Romani il vino era civiltà. Si beveva ovunque, dal triclinio aristocratico alla taverna popolare, e attraverso le legioni si diffuse in tutto l'Impero. Molte delle radici del vino italiano affondano proprio qui.
Il vino, fondamento della civiltà romana
Bevanda quotidiana e rituale, merce di scambio e simbolo sociale, il vino accompagnava la vita romana in ogni sua forma. Spesso veniva allungato con acqua e aromatizzato con miele e spezie: berlo puro era considerato segno di smodatezza.
Come si produceva e si conservava
L'uva veniva pigiata nei torcularia e il mosto fatto fermentare in grandi dolia interrate; il vino si conservava e si trasportava in anfore sigillate. Tecniche che, semplificate, hanno attraversato i secoli.
Il Falerno e i grandi cru dell'antichità
Il vino più celebre era il Falernum, prodotto nell'ager Falernus ai confini fra Lazio e Campania: un "cru" ante litteram, citato dai poeti e riservato alle tavole più importanti.
Pompei: il vino fermato dal Vesuvio
Gli scavi di Pompei ed Ercolano hanno restituito affreschi, cantine e botteghe che documentano un fiorente commercio del vino, interrotto di colpo dall'eruzione del 79 d.C.
Un'eredità che continua
Dalla viticoltura romana discende molto del vino italiano: territori, varietà, persino il culto del dio del vino, di cui raccontiamo in Bacco e Dioniso. Le radici elleniche, intanto, arrivano dalla Sicilia della Magna Grecia.