Grappoli di vitigni autoctoni italiani Vigneti italiani Materiali di moltiplicazione della vite Viticoltura italiana

I grandi vitigni autoctoni italiani

L'Italia conta centinaia di vitigni autoctoni: varietà nate e selezionate su un territorio preciso, che da quel territorio prendono carattere e nome. Quattro di esse, più di altre, raccontano l'identità del vino italiano — il Sangiovese, il Nebbiolo, l'Aglianico e il Nero d'Avola: una per ogni grande latitudine della penisola.

Cosa significa "vitigno autoctono"

Un vitigno si dice autoctono quando ha una lunga storia di coltivazione in un'area determinata, dove si è adattato al clima e ai suoli fino a diventarne espressione. È l'opposto delle varietà internazionali, diffuse ovunque. Tra i due estremi c'è poi tutto il lavoro di selezione clonale: anche all'interno dello stesso vitigno autoctono esistono cloni diversi, scelti negli anni per sanità, resa e qualità del mosto — il tema attorno a cui ruota il lavoro dei costitutori italiani.

Sangiovese: il cuore della Toscana

Il Sangiovese è il vitigno a bacca nera più coltivato d'Italia ed è l'anima dei grandi rossi toscani. Cambia volto a seconda della collina: è il Chianti e il Chianti Classico nel cuore della regione, è il Brunello a Montalcino, è il Nobile a Montepulciano. Acidità e tannino ne fanno un vino di lunga vita, sensibilissimo al luogo in cui cresce — ed è proprio sul Sangiovese che la selezione clonale italiana ha lavorato più a lungo, distinguendo biotipi adatti a ciascuna zona.

Nebbiolo: il principe delle Langhe

Nelle Langhe piemontesi — paesaggio vitivinicolo Patrimonio dell'Umanità UNESCO — il Nebbiolo dà i due rossi che hanno fatto la fama del Piemonte: il Barolo e il Barbaresco. È un'uva tardiva e severa, dal colore scarico e dal tannino imponente, che regala profumi di rosa, catrame e spezie e vini capaci di invecchiare per decenni.

Aglianico: il grande rosso del Sud

Tra Campania e Basilicata, l'Aglianico è spesso chiamato il "Nebbiolo del Sud" per la sua struttura e la sua longevità. Dà il Taurasi nell'Irpinia e l'Aglianico del Vulture sui suoli vulcanici del Monte Vulture, in Lucania: rossi profondi, di tannino fitto e grande capacità d'invecchiamento. Non a caso l'Aglianico è tra le varietà presenti nel catalogo dei cloni di uve da vino dei costitutori associati ad ACOVIT.

Nero d'Avola: la Sicilia in un calice

Il Nero d'Avola è il principale vitigno a bacca nera della Sicilia, diffuso dall'omonimo comune in provincia di Siracusa fino a tutta l'isola. Dà vini caldi, di frutto maturo e buona morbidezza, espressione di una viticoltura mediterranea che negli ultimi decenni ha vissuto una vera rinascita qualitativa, accanto ai cru vulcanici dell'Etna.

Dal vitigno al territorio

Ogni grande vitigno è inseparabile dal suo paesaggio: è il dialogo fra varietà, suolo e clima a fare il vino. È anche il motivo per cui la scelta del clone giusto, della giusta selezione, conta tanto quanto la scelta dell'uva. Lo raccontiamo nel passaggio dalla vigna al bicchiere, mentre per il versante alpino di questa storia si può partire dai vini del Trentino-Alto Adige.

Vitigni: Sangiovese · Nebbiolo · Aglianico · Nero d'Avola. Luoghi: Toscana · Montalcino · Langhe · Barolo · Campania · Basilicata · Monte Vulture · Sicilia · Avola.