Vigneti di montagna in Trentino-Alto Adige Selezione clonale della vite Materiali di moltiplicazione della vite Viticoltura alpina italiana

Vini del Trentino-Alto Adige: la viticoltura di montagna

Tra il fondovalle dell'Adige e i versanti che salgono oltre i settecento metri, il Trentino-Alto Adige è la regione dove la viticoltura italiana si fa alpina. È anche la terra in cui ACOVIT ha la propria sede — a San Michele all'Adige, in provincia di Trento — e dove la selezione clonale della vite ha una delle sue case scientifiche più antiche.

Un territorio verticale

Poche regioni italiane concentrano in così pochi chilometri un simile salto di altitudine, esposizioni e suoli. La valle dell'Adige fa da spina dorsale e raccoglie i vigneti di pianura; man mano che si sale verso la Val di Cembra, la Vallagarina, la Val Venosta o l'Oltradige, cambiano temperatura, ventilazione e mineralità. È questa escursione termica fra il giorno e la notte a dare ai vini di montagna la loro firma: acidità viva, profumi netti, longevità.

Amministrativamente la regione unisce due anime: il Trentino, con capoluogo Trento, e l'Alto Adige/Südtirol, con capoluogo Bolzano. Due tradizioni, due lingue, due modi di intendere il vino che convivono lungo lo stesso fiume.

TrentoDOC: le bollicine di montagna

Il Trento — spesso indicato come TrentoDOC — è uno dei grandi spumanti metodo classico d'Italia, prodotto soprattutto da Chardonnay e Pinot nero coltivati in collina. L'altitudine regala alle uve l'acidità che è la materia prima di una bollicina fine e tesa, capace di affinare a lungo sui lieviti. È la prima denominazione italiana nata, già negli anni Novanta, specificamente per il metodo classico.

Teroldego: il principe del Campo Rotaliano

Sul Campo Rotaliano, la piana ghiaiosa fra Mezzocorona e Mezzolombardo, nasce il Teroldego, vitigno autoctono a bacca nera che dà rossi di colore profondo, frutto scuro e tannino succoso. È uno degli esempi più chiari di come un'uva del territorio, allevata sul suo suolo d'elezione, diventi un'identità riconoscibile. La storia del Teroldego è anche una storia di selezione: il lavoro sul materiale clonale ne ha definito sanità, resa e profilo.

Alto Adige/Südtirol: i bianchi d'altitudine

L'Alto Adige è terra di bianchi di precisione: Pinot bianco, Pinot grigio, Sauvignon, Chardonnay e i nervosi vini della Valle Isarco come Sylvaner e Kerner. La quota e i suoli — porfido, dolomia, morene — danno tensione e profilo aromatico. Non mancano i rossi: la Schiava, leggera e di tradizione, e il Lagrein, scuro e speziato, nato proprio attorno a Bolzano.

Termeno e il Gewürztraminer

Il piccolo comune di Termeno/Tramin, sulla Strada del Vino altoatesina, ha legato il proprio nome a uno dei bianchi aromatici più riconoscibili al mondo, il Gewürztraminer: petali di rosa, litchi, spezie dolci. Un caso da manuale di come un luogo possa diventare sinonimo di un vitigno.

La montagna come laboratorio

Non è un caso che proprio qui, a San Michele all'Adige, la ricerca viticola italiana abbia una sede storica. La viticoltura di montagna è esigente — gelate, pendenze, pressione delle malattie — e ha sempre avuto bisogno di materiale di propagazione sano e adatto al clima alpino. È il filo che lega il paesaggio al lavoro quotidiano dei costitutori: dietro a ogni filare ben riuscito c'è una scelta di clone e di portinnesto. Abbiamo raccontato questo passaggio in come il materiale clonale arriva fino al bicchiere.

Luoghi: Trentino-Alto Adige · Trento · Bolzano · San Michele all'Adige · Campo Rotaliano · Val di Cembra · Termeno. Denominazioni: Trento · Teroldego Rotaliano · Alto Adige.